Sezione A.I.A. di Lodi

R.T.O. 18 Novembre 2016

La fine del girone di andata è ormai alle porte e i “fischietti” della Sezione di Lodi si ritrovano per la quinta Riunione Tecnica Obbligatoria. Lezione molto ricca grazie all’intervento di fresche leve nazionali come Enrico Maggio, A.E. CAN D e conduttore della serata, e Renato Faverani, O.T. CAN PRO appena uscito dal campo, che con i loro interventi riescono a infondere esperienza nei più giovani.

Introduce la lezione il Pres. Emanuele Marchesi, facendo un rendiconto del primo parziale di stagione. Il bilancio è positivo, non ci sono stati ne grossi problemi con le società, ne episodi critici. Questo significa che la nostra Sezione riesce nell’intento di costruire una buona credibilità agli occhi del mondo esterno con una gestione matura delle difficoltà, ma soprattutto con l’uniformità e la bontà comportamentale. Per questo il Presidente ci invita a non rimanere fermi, cercando di migliorare sempre di più partendo dal confronto interno durante le Riunioni e durante le serate. Dunque occorre sempre lavorare su noi stessi, lavorare sul nostro comportamento in campo e fuori, e per quanto riguarda il campo, il nostro comportamento non lo decidiamo noi, ma anche il regolamento ci consiglia che atteggiamento preferire.

La Gestione Comportamentale

Maggio parte introducendo il concetto di potestà decisionale, esplicitato dalla regola 5, la quale dice:” Ogni gara si disputa sotto il controllo di un arbitro, al quale è conferita tutta l’autorità necessaria per far osservare le Regole del Gioco nell’ambito della gara che è chiamato a dirigere”. Più volte non ci rendiamo conto che l’ arbitro convalida tutte le operazioni. E’ un ruolo da fare nostro fin da subito, anche se spesso a 16 anni non ce ne rendiamo conto. Se decido che è fallo, è fallo. Enrico ci ricorda che la potestà decisionale deve essere esercitata in modo positivo. Quanti per esempio iniziano la gara in ritardo? Dobbiamo dunque essere sempre un passo avanti, dobbiamo compiere tutte quelle azioni che ci portino ad avere dei differenziali competitivi, che ci portino a “guadagnare quei centimetri”, perché anche se molte nostre decisioni prese singolarmente ci sembrano ininfluenti, nell’insieme fanno la differenza e ci portano a rafforzare la nostra figura arbitrale. Come? Per esempio delegando piccole operazioni ai dirigenti, responsabilizzandoli, oppure vivendo il momento del riconoscimento non in modo passivo, ma guardando i calciatori e controllando l’equipaggiamento, facendo sentire la nostra presenza.

La potestà decisionale è dunque qualcosa che va difesa in ogni momento, anche una volta terminata la gara. Per rafforzare la nostra figura arbitrale, siamo dotati di due strumenti molto importanti: il linguaggio verbale e il “body language”. E’ molto importante che la nostra comunicazione sia coerente con il nostro carattere. Ogni forzatura viene notata da tutti, dentro e fuori dal campo, distorcendo la nostra figura, anche se al momento noi non ce ne rendiamo conto. Dobbiamo dunque utilizzare il linguaggio verbale come linea preventiva, limitando anche le proteste dei giocatori, reagendo ad ogni azione che va a minare la nostra potestà decisionale, ricordando alla persona che abbiamo di fronte, che il suo atteggiamento non è consentito. E non dimentichiamoci del fischietto! Grazie a questo piccolo strumento e tramite il suo suono possiamo e dobbiamo trasmettere sicurezza e decisione. Trasmettere noi stessi e grazie a quei 115 decibel, dice Enrico, dobbiamo far capire che quella azione commessa non è ammissibile.

Utilizzare il “body language” per risultare sicuri, autorevoli, tranquilli e determinati nel momento opportuno, per esempio nell’assegnazione di un calcio di rigore, come mostrato in uno dei video portati da Maggio. Attenzione però, il linguaggio del corpo non deve essere utilizzato per spiegare una decisione, perché rischieremmo di comunicare solo insicurezza e giustificazione, screditando noi stessi.

Tutto quanto detto, dice Maggio, bisogna cercare di sperimentarlo soprattutto nelle gare di categorie inferiori a quella di appartenenza (anziché talora viverle come un “dovere” da adempiere), perché è anche grazie a questo che un arbitro può crescere, esercitandosi e migliorandosi gara dopo gara, a prescindere dalla categoria.

Altro perno fondamentale per la crescita è la visione di partite che ci permettono di cogliere alcune sfumature che dal campo non vengono percepite.

E’ in questo momento della serata che interviene Renato Faverani, facendo i complimenti ad Enrico, e sostenendo che uno degli aspetti più difficili è il rapporto con i calciatori. Faverani sostiene che il rapporto con i giocatori deve essere limitato, spiegare e parlare deve essere un’eccezione. Se si riesce a partire da questo concetto, dice Renato, si capisce come limitare il contatto con i giocatori. Per esempio in un calcio di punizione, ci si ferma solo nel caso di dovuto posizionamento della barriera, perché se ci fermiamo dove abbiamo sanzionato il fallo, diamo l’opportunità al giocatore di protestare. Tutt’altra cosa invece deve accadere se il calciatore percorre parecchi metri inseguendo l’arbitro, quello è il momento giusto per un confronto e per trasmettere a tutti il messaggio che quel comportamento non è ammesso. Attenzione però, il confronto con i giocatori ci deve essere sempre, ma non deve portare a perdite di tempo o a confronti non rispettosi.

Momento di break per i fischietti lodigiani, che si riposano vedendo il video del raduno regionale del calcio a 5, o per essere più professionali fustal , appena svolto a Montanaso Lombardo il 12 Novembre. Segue subito dopo la classica batteria di quiz regolamentari.

Finita la pausa, Maggio ritorna alla carica, affrontando il tema della comunicazione disciplinare, toccando in primis la mass confrontation. Importante, ci dice Enrico, è che non finisca tutto con una stretta di mano, o come direbbe Faverani “a tarallucci e vino”, ma che si prenda un provvedimento disciplinare per entrambi i giocatori coinvolti. Parla il cartellino, non c’è niente da dire. Interviene subito di nuovo Faverani, che incita a prestare molta attenzione a questi momenti, perché la mass confrontation può far impennare o degenerare una partita. Renato finisce dicendo che il vero gioco di squadra che devono attuare gli arbitri è che tutti, a seguito di un confronto di massa, prendano un provvedimento disciplinare in ogni partita. Grazie a questa uniformità decisionale i giocatori ci penseranno due volte prima di innestare una mischia.

Maggio conclude la lezione tecnica con la visione di due video: uno riguardante la gestione della barriera, un altro riguardante la gestione di un calciatore espulso.

E ora sotto a sperimentare in campo i nuovi consigli!

 

AE Giacomo Ajelli