Sezione A.I.A. di Lodi

R.T.O. dell’ 8 Aprile 2019

Paolo Silvio Mazzoleni

È il primo pomeriggio di domenica quando inaspettatamente arriva la mail di convocazione per l’ultima Riunione Tecnica Obbligatoria della stagione sportiva.

Le sorprese sono due: l’incontro è spostato nella serata di lunedì, ma soprattutto un ospite davvero speciale: Paolo Mazzoleni.

La notizia è stata sin da subito accolta con moltissimo entusiasmo da tutta la Sezione, tant’è che nonostante il poco preavviso, durante la serata, la sala era veramente piena.

Paolo, arbitro ormai da diversi anni nella massima serie italiana ed ex arbitro internazionale con un curriculum davvero di livello, ha sin da subito catturato l’attenzione di tutti i presenti trasmettendo la sua grande passione, la sua grande voglia di condividere il suo trascorso con chiunque, dal ragazzo del nuovo corso sin all’osservatore più anziano.

Fare l’arbitro, dice, è un viaggio meraviglioso e come ogni viaggio che si rispetti bisogna vivere appieno le persone che si incontrano, i momenti, le partite, le gioie, le delusioni, le aspettative, ma soprattutto va vissuto con grande anima ed emozione.

Consapevoli che comunque la vita ha altre priorità come studio, lavoro, famiglia, amici e tanto altro non bisogna vivere quest’esperienza dell’arbitraggio come un grande sacrificio ma come un’opportunità per lo più unica.

Non esiste una ricetta scritta per creare “a tavolino” un grande arbitro, non c’è bisogno, ad esempio, di essere alti un tot oppure avere un certo tipo di presenza fisica, l’arbitro bravo si distinguerà poi per le proprie capacità, per ciò che fischia fatti in campo e per la persona che è.

Anche perché poi, su sé stessi, si può sempre andare a lavorare con il fine di migliorarsi, avendo senso di sacrificio con l’orgoglio di sudare e di aver fatto qualcosa con partecipazione, voglia di apprendere e soprattutto voglia di mettersi in discussione.

Il sapersi mettere in discussione, dice Paolo, deve essere strettamente personale, come se fosse una sorta di moviola di sé stessi. Un breve momento allo specchio, per esempio, in cui però si rimuovono tutti quei filtri e preconcetti che molto spesso ci bloccano e si cerca di analizzare sé stessi per trarre spunti di crescita. È fondamentale lavorare sui propri limiti perché poi di fatto questi si riflettono su quello che siamo nella vita di tutti giorni.

La carriera arbitrale è come se fosse una corsa a tappe in cui ovviamente vorremmo vincerne il più possibile, non bisogna però mai farsi dire e convincere dagli che vi è un conto alla rovescia, perchè l’arbitraggio non è un orologio.

Citando poi una metafora alpina, spiega che spesso ci sentiamo pronti a scalare sin da subito la vetta più alta ma, prima di questo, occorre prestare massima attenzione ai preparativi, perché una volta arrivati in cima il vento sarà davvero forte e se non si hanno solide basi che ti tengono ben saldi al terreno, si rischia di cadere precipitosamente.

Tutto ciò anche nell’arbitraggio in cui le basi sono fatte da partite su partite, situazioni su situazioni, ma soprattutto dai consigli e confronti con i maestri/amici che noi stessi dobbiamo scegliere durante il nostro percorso e di cui senza dubbio ricorderemo i consigli ed ancor di più i momenti passati insieme.

Sono stati fatti degli errori in una partita? Non è un problema!

“Chi è chiamato a decidere può e deve potere sbagliare”. 

Non farsi alibi è fondamentale, ma ancor di più è anche avere l’umiltà di alzare la mano e dire “è giusto così”. Trovare il coraggio di rialzarsi ed apprezzare il “ricomincio da capo” in campo come nella vita di tutti i giorni dove ci saranno sempre alti e bassi e saranno soprattutto i momenti di sofferenza (sportiva in questo caso) quelli particolarmente riflessivi e utili a migliorare.

Si faccia sempre però moltissima attenzione all’aspetto comportamentale, perché “quando andate in giro per il Lodigiano, la Lombardia o anche per l’Italia è come se lasciaste un biglietto da visita che non è solo il vostro ma quello di un’associazione intera, di una sezione e di un CRA a seconda dei casi”. Bisogna preparare al meglio le gare ed andare a farle con motivazione, emozione e trasporto. Essere arbitri deve essere considerato sempre un valore aggiunto!

Al giorno d’oggi importantissima è la capacità di stare aggiornati ma non serve essere “degli invasati”; servono, sì, arbitri allenati, preparati e che sappiano di calcio ma non servono commissari tecnici, serve la normalità e soprattutto “non scordatevi mai di sorridere”.

Paolo, infine, ha sottolineato il fatto che l’arbitraggio non dev’essere un percorso numerico ma un percorso fatto con la consapevolezza di essere diventati persone migliori.

Nessuno mai ci potrà togliere l’orgoglio di essere arbitri e vivere in questo ambiente in cui siamo tutti uguali.

È stata senz’altro una serata unica, sia per la qualità della lezione, in se ricca di spunti preziosissimi, sia anche per le grandi “qualità umane” che il nostro ospite ha dimostrato, insieme alla grandissima passione e alla voglia di trasmettere qualcosa che potesse arrivare a chiunque.

Un sentito grazie a Paolo Mazzoleni per l’essere stato ospite della Sezione di Lodi e per averci fatto passare una serata veramente speciale!

Concludo riportando testualmente una frase chi mi è rimasta particolarmente impressa e che, credo, non abbia bisogno di ulteriori commenti:

Abbiate voglia di emozionarvi, voglia di divertirvi, voglia di apprezzare quello che fate. Sempre”.

 

AE Flavio Cremonesi

 

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